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Scuola Escursionismo – Storico Corsi

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4° CORSO EEA 2025

 

SENTIERI VERTICALI DELLA PASSIONE
Già dal momento in cui ti iscrivi al CAI le nuove esperienze con le uscite accendono passioni che non sapevi neanche di avere e ti accorgi che le persone, quando vivono la montagna, sono disponibili e rispettose.
Quando ti avvicini a queste maestosità che sembrano insormontabili, scopri che con compagni d’avventura ed accompagnatori esperti piano piano si arriva sempre, e questo regala emozioni sia durante il percorso che alla meta. Si creano gruppi affiatati con lo stesso interesse; i paesaggi cambiano ad ogni momento.
Ci siamo. Dopo oltre un anno di pressione psicologica da parte di Gastone, Loriano e  Mara, iniziata durante il corso Escursionismo base E1 del 2024, siamo pronti alla nuova avventura nella famiglia CAI di Camposampiero. “Mara, facciamo il corso ferrate?”, “Mara, quando parte il corso ferrate?”, “Se non fate il corso ferrate, vado a Cittadella!”…E, alla fine, una esausta Mara sbotta: “Basta, non chiedetemelo più!!!”. E invece adesso ci siamo. Luglio 2025 prima lezione di teoria su attrezzatura e materiali. Istruttori tutti presenti e presente il gruppone dei 12 temerari, reduci dalla prova presso la palestra di roccia in Val Gallina di due mesi prima. Il gruppo diventa più compatto, la confidenza viene quasi spontanea come la fiducia reciproca, nessuno lascia solo nessuno. Anche con persone conosciute da poco ti senti protetto e viene spontaneo proteggere: questa è la magia della montagna.
A fine agosto, ricaricati dalle ferie ripartiamo con le lezioni di teoria sulla storia delle ferrate e la temutissima lezione su progressione, sicurezza e nodi (doppio inglese e otto infilato popoleranno gli incubi notturni di molti), e già ad inizio Settembre siamo pronti per affrontare la prima uscita in ambiente, destinazione gruppo delle Tofane, nelle Dolomiti d’Ampezzo.
Sveglia presto, prestissimo, anzi! Partenza 5:30. L’estate sta finendo ed è ancora buio. Ma le previsioni mettono una stupenda giornata di sole e così sarà. Arrivo presso il Rifugio Di Bona e parcheggio già strapieno nonostante sia ancora primo mattino. Ma si sa, è una zona ricca di sentieri e altre ferrate storiche, tra Lagazuoi e Tofane, e la giornata è davvero al top!! Kit, imbrago, corde, moschettoni e casco…c’è tutto. Acqua e cibarie anche. Zaino in spalla e si va. L’avvicinamento non è particolarmente lungo e arriviamo nei pressi del Rifugio Duca D’Aosta. Ed ecco i due enormi spuntoni di roccia, le due colonne d’Ercole, rese famose dalla discesa libera del mondiale di sci (e fra qualche mese, discesa Olimpica) che le attraversa proprio nel mezzo.
Ra Pegna sulla sinistra, Ra Bujela a destra. Ci dividiamo in 4 gruppi, due per ogni percorso. Preparazione e nodi (da fare, disfare e rifare!!!) sotto l’attento controllo del direttore del corso, Adriano, di Angelo e di tutti gli altri istruttori e accompagnatori. Comincia l’ascesa, all’inizio molto ripida, un po’ come tutte le partenze delle ferrate (per scoraggiare, con un eufemismo, i deboli di stomaco!) ma con buoni appoggi e qualche staffa. Con l’occasione, proviamo, uno alla volta, anche delle manovre di recupero. Si spera non servano mai, ma se servono, meglio averne almeno una infarinatura… . La ferrata è classificata facile, ed infatti non presenta, se non in qualche breve passaggio, particolari difficoltà. Alcuni ragazzi a passo spedito ci superano nel modo meno consigliato possibile, ovvero staccando dal cavo entrambi i moschettoni del dissipatore. Ne troveremo altri con questo approccio nel corso delle ferrate successive. Purtroppo i tanti incidenti, che negli ultimi anni si sono verificati sulle nostre montagne, non riescono ancora a dare la consapevolezza del rischio che queste mancanze di attenzione possono concretizzare. In breve siamo in cima e i due gruppi si riuniscono. Sull’altro spuntone, vediamo i nostri colleghi che stanno completando la Ra Bujela. Scendiamo velocemente, sempre su via attrezzata, e ci riuniamo tutti sulla parte alta della discesa, proprio sotto il rifugio Pomedes. Per il ritorno, facciamo una deviazione verso il sentiero attrezzato Astaldi, un percorso facile che attraversa una lunga cengia fino ad incrociare il sentiero che riconduce al Di Bona. Il recupero delle forze prevede l’immancabile terzo tempo che, visto la calda giornata di fine estate, includerà abbondante utilizzo di fresche bevande al luppolo.
Dopo l’opportuna lezione di orientamento (col nostro personale Everest da scalare, ovvero l’azimut, dejàvu per molti del gruppo, già corsisti nel già citato E1 e nel successivo corso su Ambiente Innevato EAI1) siamo pronti per la seconda uscita, la mitica Sass Brusai, sul Monte Grappa.
Questa volta l’orario di partenza, vista la breve distanza, è più umano ma ci penserà il meteo a dare qualche fastidio. La giornata è nuvolosa e la sera prima ha piovuto. Questo si rivelerà un fattore di difficoltà ulteriore, visto la presenza, come scopriremo affrontando l’ascesa, di alcuni tratti di parete verticale. Partenza da San Liberale, immersi in una cappa di umidità che si può tagliare col coltello. E l’avvicinamento, di circa 2 ore, non migliora di certo la situazione. Ad ogni modo, ci siamo: sotto la parete di attacco, vestizione, controllo attrezzatura e si inizia. Come di norma, l’attacco è subito molto verticale e muta presto in un camino che solo i corretti appoggi e una sufficiente forza di gambe (e di braccia sul cavo) consentono di superare. Purtroppo, la pioggia della sera prima, nonchè la forte umidità e la mancanza di sole, ha reso i pochi appoggi estremamente bagnati e quindi scivolosi. L’ascesa prosegue, non senza qualche momento di tensione superati grazie al corretto utilizzo delle attrezzature di sicurezza. Il percorso alterna tratti pianeggianti su terreni erbosi a sfidanti pareti, che ci fanno sperimentare dei veri e propri tentativi di arrampicata su roccia. Man mano che si sale, veniamo avvolti dalla nebbia, sempre più fitta, alchè in breve il fondovalle scompare completamente alla vista assieme ai nostri compagni di ascesa pochi metri sotto. Tra la foschia, la comparsa del mitico ponte sospeso che si erge sopra le Meatte, ci avvisa che ci stiamo avvicinando alla parte finale della ferrata. Tempo di superare una spaccatura della roccia supportati da Michele, il nostro valente Direttore della scuola di Escursionismo, e l’ultima parete, perfettamente verticale e liscia, ed eccoci di fronte alla targhetta che reca l’iscrizione ”Sentiero Alpinistico – solo per esperti” (ah, grazie!! E ce lo dite solo alla fine ??? :=D ). A spizzichi e bocconi, arrivano tutti. Complimenti di rito e iniziamo la discesa, tutta su sentiero, che in circa una ora e mezza ci riporta al parcheggio di San Liberale, dove ci attende il consueto (e meritato) terzo tempo (che riempie, manco a dirlo, un intera tavolata da pic-nic).
Si ritorna in aula con altre due sedute di formazione teorica, su gestione rischio e meteorologia, in cui debutta Giulio, nuovo arrivato presso la scuola di Escursionismo di Camposampiero, e su emergenze e Primo Soccorso, tenuta dal mitico Mauro Baratto del Cai di Padova (Accompagnatore Nazionale e formatore presso la Croce Rossa di Padova, tra le varie), già coinvolto in una lezione nel Corso Base del 2024, che con la sua competenza ultradecennale, teorica e su campo, condita col suo umorismo dilagante, ha mantenuto attenti e interessati corsisti e istruttori fino a tarda ora.
Settembre si trasforma in autunno e incombe la terza uscita in ambiente. Questa volta prendiamo la via dei monti vicentini, direzione Val D’Astico. Ci aspetta il Parco Alpinistico Anelli delle Anguane , composto da una serie di ferrate ravvicinate, di diversa difficoltà, di recente realizzazione. Parcheggiato in centro a San Pietro Valdastico, provvediamo già ad imbragarci, visto che l’avvicinamento è molto breve. Infatti in pochi minuti siamo di fronte al grande cartello illustrativo con mappa dei diversi itinerari, opportunamente evidenziati con colori diversi in base alla scala di difficoltà. E’ presente anche una via nera, classificata “molto difficile” che taglia in verticale l’intera cengia. Arriveremo ad incrociarla durante il percorso, e vi assicuriamo che la classificazione “nera” la merita tutta!!! Come per le precedenti ascese, ci dividiamo in più gruppi, affrontando percorsi diversi, che in più occasioni finiscono per incrociarsi. Caratteristica peculiare del parco è la presenza di un ponte Tibetano, di circa una ventina di metri, che aggiunge un ulteriore pizzico di adrenalina all’itinerario. Il percorso è in ottime condizioni, riccamente provvisto di staffe e cambre che rendono fattibili anche i passaggi più ostici. La ferrata si sviluppa ora in piano, attraverso una lunga cengia (oggi particolarmente umida al punto che in certe zone incrociamo letteralmente delle piccole cascatelle). Sulla via del ritorno, ci fermiamo proprio nei pressi della partenza della via nera e ne approfittiamo per rinfrescare gli esercizi su nodi e procedure di recupero. Il rientro, che presenta ancora molti tratti attrezzati, è comunque
molto rapido, tanto più che l’orario inizia ad essere tardo e la fame fa mettere le ali ai piedi. In poco tempo, siamo quasi tutti al parcheggio, pronti per il meritato ristoro.
Un paio di giorni e siamo di nuovo in aula, per l’agognata ultima lezione relativa all’organizzazione di una uscita, una sorta di riassuntone delle lezioni precedenti.
Prima domenica di ottobre. Siamo carichi. Stiamo per affrontare la più lunga, la più difficile, ma la più bella ferrata del corso; la Ferrata Brigata Alpini al Col Dei Bos, sopra il passo Falzarego.
Altra alzataccia, ma ormai siamo abituati. Arriviamo al passo accompagnati da un timido sole e un leggero venticello. Siamo a 2000 mt e la temperatura non è particolarmente mite. Incombe anche un rischio pioggia, ma in breve la giornata, per nostra fortuna, volgerà verso una splendida ottobrata. Prendiamo il sentiero che si snoda sinuoso tra il Lagazuoi, da cui si intravede, tra le nuvole, l’omonimo rifugio, e la Tofana di Rozes. Avvicinamento di poco più di mezz’ora e raggiungiamo l’ampia radura dove sono presenti ruderi di strutture e postazioni della prima guerra mondiale. Qui tutto richiama l’eroismo e la durezza della Grande Guerra. Sentieri, gallerie, accampamenti, trincee. Un tributo di sangue che non deve mai essere dimenticato, e infatti notiamo con piacere che parte di queste strutture sono in fase di recupero e restauro, con l’obiettivo di creare un museo a cielo aperto. A imperitura memoria.
Dopo la preparazione e i controlli di rito, tutti in fila verso l’attacco. Si intuisce subito che non sarà una ascesa semplice, almeno per il primo tratto. Avanziamo in un canalone che superiamo a forza di gambe e braccia. Fortunatamente ci sono alcune cambre e qualche appoggio naturale nei punti giusti. Gli istruttori dispensano consigli e danno indicazioni. Si avanza a fatica ma la soddisfazione è tanta. Appesi su spuntoni di roccia (del resto la longe l’abbiamo fatta per cosa???) osserviamo il fondovalle, e ci accorgiamo di quanto velocemente abbiamo preso quota (e, purtroppo, pure di quanta quota manca ancora alla vetta) ma appena ci giriamo, ci sorprendiamo ad ammirare tutto attorno l’Averau, il Nuvolau, la Croda da Lago e in lontananza la Marmolada, già coperta dalla prima neve autunnale, e capiamo in un attimo che valeva tutta la fatica del mondo essere lì, in quel momento.
L’ascesa alterna tratti orizzontali a costoni frastagliati, ormai siamo agli ultimi metri e, come un divino messaggio di benvenuto in vetta, appena staccato il moschettone dall’ultimo segmento di cavo, uno squarcio nelle nubi inonda il pianoro di un sole radioso, come solo le miti giornate di Ottobre sanno regalare. Ce l’abbiamo fatta. Adrenalina a mille, sorrisi e strette di mano. Ci riempiamo i polmoni di aria fresca e rigenerante. Dietro di noi le Tofane di Rozes e di Mezzo, e a 360 gradi, il Sorapiss, l’Antelao, il Pelmo, il Civetta e il Pordoi, patrimonio dell’Unesco e prima ancora patrimonio degli occhi.
Foto di gruppo e si riparte per la discesa. Il sentiero di rientro attraversa molti tratti di ghiaione per cui l’attenzione è massima. Non bastasse questo, con mezzo metro quadrato di neve depositata negli anfratti all’ombra, qualcuno riesce comunque a bombardare il gruppo con le sue proverbiali palle di neve…….
Durante il terzo tempo, riunione dei corsisti per definire gli ultimi dettagli della cena di fine corso e consegna diplomi. Che è poi il motivo per cui abbiamo deciso di iscriverci al corso (la cena, intendiamoci, mica il diploma!).
Due settimane dopo è tutto pronto per la festa finale. Tutti si danno da fare, tra pulizie, sistemazione dei tavoli, e preparazione di ettolitri di spritz. E ovviamente prosecco, birra e liquori come se dovessimo dissetare tutta la mala del Brenta. Già solo l’aperitivo impegna buona parte della serata ma, si sa, da queste parti è un rito che ha quasi una connessione col sacro. La serata si anima, brindisi e risate fanno volare il tempo. E arriva il
momento di “premiare” i nostri istruttori e accompagnatori. Ma il premio, giustamente, devono meritarselo, gareggiando divisi in due squadre. Domina la squadra di Michele, Giovanni, Giulio, Pier, Federica, Roberto ed Andrea, premiata con una corda da arrampicata, che ovviamente resterà a disposizione della sezione. E gli sconfitti Walter, Angelo, Mara, Adriano, Enzo e Betty (è giusto ricordarli perché….beh, perché hanno perso, punto!) si trovano costretti a subire la punizione di intonare un improvvisato karaoke sulle note di “Montagne verdi”, la cui performance ha costretto i fratelli Bella a cercare una tomba per potercisi rivoltare dentro!!!. Si avvicina il momento della consegna dei diplomi (incredibile, tutti promossi!) tra foto, strette di mano, abbracci e sorrisi. E, in conclusione, il toccante discorso del direttore Adriano, a nome di tutti gli istruttori. L’occhio lucido non è mancato, ed è giusto e bello così. Per loro, e per tutti noi.
Il 4°EEA, cominciato quasi per una scommessa con sé stessi, si è rivelato vincente. Le soddisfazioni sono proporzionate alla fatica, il rispetto della montagna aumenta con le difficoltà, il gruppo ti sostiene e gli accompagnatori ti incoraggiano senza mai venire meno a prudenza e sicurezza.
La scuola Escursionismo CAI di Camposampiero non propone semplici corsi, ma persegue come obiettivo una promozione ed un approccio alla montagna in sicurezza, utilizzando strumenti e nozioni per viverla con coscienza e rispetto, soprattutto in questo periodo, in cui la forte spinta dei social incentiva con leggerezza tutti ad avventurarsi in semplici esperienze, che poi non sempre risultano adatte ma piuttosto pericolose per sé e per gli altri.
Lunga vita al Cai di Camposampiero!

I Corsisti

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