Data

22/10/2017

Responsabili Massimo Geron - Giovanni Tonellotto
Telefono/email 340/8234069 - 348/9753822
Difficoltà E + EE
Dislivello 740 m + 375 m
Tempi 5,5 h + 1,5 h
Abbigliamento Normale da escursionismo periodo autunnale
Iscrizioni In sede CAI, entro il mercoledì precedente l'escursione
Mezzo di Trasporto Auto proprie
Ritrovo 07.00 parcheggio CAI Camposampiero
Equipaggiamento Bastoncini
Esposizione Nessuna esposizione
Cartografia Tabacco n°25
Quota massima Belvedere di Mezzodì 1.964 m
Localita di partenza Località Baron 850 m
Quota di partenza Località Baron 850 m

logoescursionismo Tappe del percorso: Baron 850 m – Casera di Mezzodì 1.346 m – Rif. Sora’l Sass 1.588 m – Belvedere di Mezzodì 1.964 m - Rif. Sora’l Sass 1.588 m – Piccolo Belvedere sulla Val Prampera 1.575 m - Casera di Mezzodì 1.346 m – Castelaz (ponte sul torrente Prampèr) 996 m - Baron 850 m.

In corrispondenza del centro di Forno di Zoldo, si attraversa il torrente Maè seguendo le indicazioni per Baròn. Si parcheggia presso la piazzetta che si trova a destra subito dopo il ponte sul torrente Prampèr. Dalla piazzetta, in direzione Baròn, un cartello all'imbocco di una carrareccia indica la quota 850 m ed i segnavia nn.532-534 per il Belvedere di Mezzodì. Si segue la carrareccia e il sentiero che entra nel bosco; il sentiero sale alquanto ripido tra abeti e faggi; qui non è raro avvistare caprioli che con i primi freddi si avvicinano ai centri abitati. La prima tappa è alla Casera di Mezzodì 1.349 m, dopo circa 500 m di ascesa. Si trova su un pianoro, un tempo molto più esteso a giudicare dalle dimensioni dell'adiacente malga lasciata ora in stato di abbandono, tanto che ora è ridotta a un cumolo di macerie. Qui si trova una sorgente d'acqua ed un prato, anch’esso non più curato e lasciato incolto. Dalla casera il sentiero riprende nel fitto del bosco che, salendo ripido, lascia intravedere le cime circostanti. Qui il bosco è quello tipico dell'ambiente montano, dove l'abete rosso domina, accompagnato dal faggio, il larice si fa più presente man mano che ci si avvicina al rifugio. Un ultimo sforzo per superare gli ultimi 100 metri di dislivello e si giunge al rifugio Sora'l Sass 1.588 m. Il panorama qui è limitato ad ovest, ai gruppi del S. Sebastiano, Tàmer e Moschesin. Un cartello invita al "Piccolo Belvedere", in pratica dove arriva la teleferica di servizio, a strapiombo sulla val Prampera.

A questo punto, se le condizioni lo permetteranno, dal rifugio si segue il segnavia 532, inizialmente nel bosco. Al bivio si sceglie la via normale a sinistra preferendola al più impegnativo sentiero attrezzato. Il bosco si dirada lasciando spazio ai mughi; si resta comunque in ombra dato che si passa per il versante sud-est. Occorre prestare attenzione al sentiero che si fa friabile e per brevi tratti ripido ed esposto. Il Belvedere 1.964 m è annunciato da un tratto di comodo sentiero tra mughi. Dalla cima, e dallo spiazzo sottostante, confidando nella benevolenza del meteo, la vista è notevole. Si vede a nord la valle di Zoldo punteggiata dalle abitazioni delle frazioni e delimitata dagli imponenti massicci del Civetta e del Pelmo. Sullo sfondo compaiono le sagome del Col di Lana e del monte Pore. A ovest i citati Moschesin, Tamèr, S.Sebastiano, nonché il circo della Moiazza sopra la valle di Goima. Guardando a est si scorgono il Sorapiss, l'inconfondibile mole dell'Antelao ed il vicino "ventaglio" degli Sfornioi. Più bassi, verdeggianti, sono allineati da est: lo Spiz Zuèl, il Ponta, il Col Duro ed il monte Rite che hanno rappresentato punti di osservazione e difesa della prima grande guerra.

Il ritorno si svolge seguendo a ritroso il percorso della salita fino alla Casera di Mezzodì. Qui una variante conduce in val Prampera, località Castelaz, con un sentiero a tornanti che alterna l'ombra della faggeta al caldo sole dei mughi. Raggiunto il torrente Prampèr lo si attraversa e lo si segue su comoda carrareccia che termina alla piazzetta di Baron.

Curiosità: il rifugio Sora’l Sass sorge al margine di una radura all'estremità occidentale dell'altopiano boscoso che si distende ai piedi degli Spiz di Mezzodì, ed è dedicato a Giovanni Angelini. In passato la radura era una conca di pascolo e in essa si trovava un piccolo e spartano casèl, ricovero per i pastori. Nel 1971 il CAI della Val di Zoldo, con il patrocinio della Fondazione Berti, realizzò una graziosa costruzione in muratura a due piani, dotata di cucina e fogher (poi eliminato), con una dozzina di posti letto nel soppalco, che per numerosi anni ha funzionato come comodo bivacco non gestito. In seguito sono state aggiunte piccole appendici alla costruzione originaria, per aumentarne la capacità e la funzionalità. Ora è un piccolo rifugio gestito durante la stagione estiva, nodo fondamentale del movimento escursionistico nel gruppo del Mezzodì e tappa dell'Anello Zoldano.