Data

13/05/2018

Responsabili Simona Moretto - Moreno Moratti

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Il percorso ad anello porta alla scoperta di un sistema di trincee realizzate dell’esercito austro-ungarico sul crinale della Martinella, nel tratto che dal paese di Serrada sale al Forte Dosso del Sommo

La lunga trincea – per la quale si è mantenuto il nome di Forra del Lupo o Wolfsschlucht usato durante la guerra – è stata riscoperta quasi casualmente nel 2014 dopo decenni di oblio:  un gruppo di volontari ha riconosciuto la zona in alcuni dipinti di Albin Egger e nelle foto di un ufficiale austro-ungarico, Ludwig Fasser, e ha cominciato ad organizzare il recupero. Oggi, dopo anni di lavori, l’itinerario è sicuramente uno dei più interessanti e spettacolari di questo territorio.

Il percorso, lungo circa 5 km, parte dalla località Cogola, all’ingresso del paese di Serrada, nei pressi del ristorante. Alla partenza un pannello illustra l’itinerario e offre un quadro delle principali vicende storiche che hanno interessato la zona (il pannello raccomanda l’uso del casco protettivo nel transito attraverso la Forra). Lungo tutto l’itinerario, oltre alla segnaletica, sono presenti dei pannelli che presentano foto storiche che permettono di confrontare il paesaggio attuale con quello di cent’anni fa.

Dopo un primo tratto nel quale il sentiero sale in un bel bosco di faggi, si giunge all'inizio della Forra del Lupo. Il percorso è scavato tra alte pareti di roccia e permette di percorrere lunghi tratti di trincea ed osservare feritoie ed osservatori posti a strapiombo sulla valle del Terragnolo. La vista spazia dal passo della Borcola al massiccio del Pasubio e alla valle di Terragnolo.

Al termine della forra si raggiunge la località Caserme, dove sorgevano gli edifici che ospitavano la guarnigione del forte; il sentiero prosegue nella prima parte all’interno di una trincea e prosegue poi nei prati sottostanti il forte Dosso delle Sommo (1670 m, in tedesco Werk Serrada).

Il forte, di cui restano imponenti ruderi, venne costruito tra il 1910 e il 1915 con il compito di controllare la sottostante valle di Terragnolo fino al passo della Borcola e impedire tentativi di avanzata italiana verso Rovereto. Era la fortezza più grande e moderna degli Altipiani di Folgaria e Lavarone. Come testimoniano i numerosi crateri tuttora visibili nei pressi del forte, durante la guerra fu bombardato dalle artiglierie italiane, ma le macerie che vediamo oggi sono dovute soprattutto alle demolizioni effettuate nel 1936 per recuperare l’acciaio contenuto nella copertura. Anche se sono visibili alcuni ingressi e si intuisce la presenza di cunicoli che si addentrano nella struttura, non è possibile una visita dell’interno. Per rendersi conto delle dimensioni e dell’organizzazione del forte è consigliabile girarvi intorno.

Il rientro seguirà il segnavia 136 che porta al rifugio Baita Tonda e che poi conduce a valle, al centro di Serrada .