CAI Sezione di Camposampiero (PD) Commissione Escursionismo DA CISMON DEL GRAPPA AL FORCELLETTO - MONTE GRAPPA

Data

14/04/2019

Responsabili Michele Miato – Adriano Scapocchin
Documenti scaricabili
  1. CAI-CSP-Cismon-2019-04-14.pdf

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                             ATTENZIONE

        Escursione annullata causa maltempo

 

Il ritrovo è a Camposampiero, presso il parcheggio Cordenons, partenza alle ore 6:30. Comunicati gli ultimi dettagli dell’escursione e organizzate le automobile, ci mettiamo in viaggio verso la nostra destinazione, Cismon del Grappa.

Il viaggio prevede una sosta per la colazione.

Ci dirigiamo verso la statale SS47 della Valsugana e la percorriamo fino a Cismon del Grappa dove prenderemo l’uscita per il paese e andremo a parcheggiare nei pressi della stazione ferroviaria.

Descrizione dell’itinerario

Dalla stazione ferroviaria di Cismon del Grappa raggiungiamo in brevissimo tempo la piazza del paese (m 190). Il nostro itinerario inizia proprio là sotto un portico accanto al Municipio. Da qui parte subito la bella mulattiera selciata e ben tenuta che si alza sopra i tetti del paese.

La mulattiera sembra risalire al XIV secolo A un primo bivio, seguiamo il segnavia CAI n. 920. La bella mulattiera ci indirizza verso lo sbocco della Val Goccia, dove tra evidenti postazioni di guerra già incombe l’aguzza sagoma della Gusela (“ago”). La mulattiera inizia a “strappare”. Siamo sotto a una possente parete di roccia. Con maggiore fatica percorriamo un paio di curve e controcurve che sembrano essere un cavatappi. Ci alziamo velocemente tra gli strapiombi della Gusela e la liscia parete opposta. In questo luogo possiamo trovare molte testimonianze della Prima Guerra Mondiale: postazioni, cippi, targhe. Di qui salivano e scendevano le truppe austro-ungariche per la vana conquista del Monte Grappa. In un attimo tutto rischiare e incontriamo sulla destra una panchina, proprio dove inizia la traccia che tra qualche risalto roccioso esposto, porta in cima alla Gusela. Tralasciando questa traccia, continuiamo per la mulattiera in direzione del doppio capitello con il tetto (XVI-XVII secolo circa) dedicato a San Bovo protettore degli animali domestici (m 500 circa e 1h dalla partenza).

Dal capitello prendiamo la mulattiera alla nostra sinistra nel senso di salita (segnavia n. 910) che si alza appena più sensibilmente con parecchi tornanti. I luoghi, i sentieri, sono stati frequentati senz'altro fin dalla preistoria, per diventare poi percorsi di transito romani tra il bassanese e il feltrino, evitando il difficile passaggio paludoso tra i meandri del Canal di Brenta e del Cismon, con postazioni di avvistamento e di segnalazione.

Alla località “Covoli” (grotte) possiamo deviare brevemente alla nostra sinistra seguendo le indicazioni. Superiamo una prima grotta ne raggiungiamo una seconda, dove possiamo ammirare, sotto gli appicchi frastagliati, tipici della zona alcune sepolture risalenti all’età romana o longobarda.

Ritornati sulla mulattiera, continuiamo la nostra risalita adesso più dentro il rado bosco e, trascurate una serie di tracce che si staccano ora alla nostra sinistra, ora alla nostra destra, perveniamo al bel dosso prativo, dove sorgono le Case Costa (m 925 ca. e 2h 30’ dalla partenza) dove faremo una prima sosta. L’occasione della sosta ci permetterà anche di apprezzare il bel panorama. Il nostro orizzonte si amplierà, infatti, verso il Monte Coppolo e il Monte Avena, con dietro le Vette Feltrine e sullo sfondo l’ultimo braccio orientale del Lagorai e la massiccia sagoma del Cimon della Pala. Spostando appena lo sguardo verso Nord Ovest, incontreremo l’appuntita sagoma di Cima D’Asta, le vette del Lagorai occidentale che chiudono la Valsugana. Di là di quest’ultima il Monte Lisser, ultima propaggine dell’Altopiano di Asiago, con sotto il colorato paese di Enego. Sotto di noi, a Nord, s’intravvede il Lago di Corlo.

Riprendiamo il nostro cammino per un pendio prativo; tra l’erba possiamo notare le conche lasciate dalle bombe che ormai si stanno colmando. Il sentiero punta deciso verso una casa solitaria, la “Rotonda” e da qui in poi, assume i tratti sempre più distinti di tratturo che diventerà in breve una carrareccia. La seguiremo nel suo passare attraverso una macchia di abeti mezzi schiantati, nel suo sfiorare un’esile croce solitaria, nel suo seguitare un filo spinato che da queste parti non manca, nel suo condurci verso lo storico albergo Forcelletto il cui dado rosa già si distingue. Ormai camminiamo su una stradina vera e propria. A un certo punto, nei pressi di Malga Fiabernù, dobbiamo essere scaltri a lasciare andare la strada per seguire il tratturo che si stacca alla nostra destra. Da questa parte, nel percorrere l’ultimo tratto che ci accompagna al Forcelletto, il nostro sguardo si riporta verso l’Altopiano di Asiago: sullo fondo le sagome di Cima Dodici e dell’Ortigara. Più a sinistra, lontani, il Pasubio e il Carega. Arriviamo così all’Albergo Forcelletto (m 1396 4h 30’ dalla partenza) dove possiamo meritare un po’ di riposo.

Dopo un’adeguata pausa riprendiamo il nostro cammino. Per un sentiero dalla traccia evidente (segnavia CAI n. 913) ci abbassiamo in un bosco di faggio rado abbastanza da lasciarci la possibilità di osservare i pendii di questa zona del Grappa. Passiamo accanto a diverse casere, vecchi “fojaroi” che hanno visto i loro tetti di frasche sostituiti da coperture “moderne”. La traccia di sentiero è evidente e la discesa è abbastanza comoda.

E’ tuttavia necessario prestare attenzione ai punti dove il sentiero attraversa alcune stradine perché non sempre il seguito dall’altro capo è evidente. Superata un’ultima casera, il sentiero cala più deciso fino ad attraversare una stradina (quota m 971 e 5h 30’). Da questo scendiamo per la Val Lavello per mulattiera. Questo è probabilmente il tratto cui prestare più attenzione. La pendenza è, infatti, sostenuta e il bosco qui più fitto la ricopre di numerose foglie impedendoci di controllare bene dove mettere i piedi. In una mezz’ora, superando qualche albero caduto, raggiungiamo la Val Goccia dove incontriamo il tratto superiore della mulattiera percorsa la mattina. Il fondo lastricato è più pulito e la pendenza è meno accentuata. Procediamo più agevolmente verso il doppio capitello che raggiungiamo dopo aver superato una breve galleria. Puntiamo al dente aguzzo della Gusela che si staglia verso il cielo. La sfioriamo ancora una volta, ci caliamo per le ripide curve della mulattiera per ritrovare i tetti di Cismon e la sua piccola piazzetta dove concludiamo la nostra uscita (7h 00).