Data

16/06/2019

Responsabili Nevio Bressan - Fulvio Alessio - Gilberto Turato

logoescursionismo L’itinerario è impegnativo per lunghezza e dislivello ma permette di attraversare alcune delle meraviglie naturali più significative dell’arco prealpino e, con un po’ di fortuna, di imbattersi in animali di grande fascino e molto interessanti dal punto di vista naturalistico.

Tre inconsueti e straordinari predatori alati osano infatti abitare queste terre selvagge e poco frequentate, tra l’erba dei prati rocciosi o tra le vette strapiombanti: l’Aquila reale, la Mantide religiosa e l’Ascalafo.

Vi sono alcuni tratti moderatamente esposti ed alcuni ripidi che presuppongono una buona confidenza con l’ambiente montano, ma non sono necessarie conoscenze tecniche alpinistiche. Difficoltà di orientamento al Col dei
Carpenedi dove la traccia è meno distinguibile.
E’ consigliata una torcia elettrica per i passaggi in galleria e dei bastoncini da trekking per la discesa.

E' consigliabile buona scorta d’acqua.

Lasciata l’auto nella contrada Sasso Stefani circa 3 km a Nord di Valstagna (VI), si imbocca tra le case il sentiero per “Escursionisti Esperti” 783 verso il Sasso Rosso.

La salita è diretta fin dall’inizio con pochi tornanti e impone un passo calmo e regolare per poter affrontare i 1000 m di dislivello fino al Sasso Rosso.

Si inizia percorrendo una mulattiera lastricata di roìsi del Brenta utilizzata in tempi storici per accedere ai terrazzamenti in quota, che si potranno ammirare godendo di uno scorcio caratteristico della valle, dove la vite ha sostituito le tradizionali coltivazioni del tabacco.

A 323 m s.l.m., oltrepassata l’intersezione con l’AVT si prosegue nella boscaglia fino ad aprirsi in un’area di prati rocciosi molto ripidi.

Da qui il sentiero prosegue passando sotto le antiche e strapiombanti scogliere fossili del Giurassico del Sasso Rosso verso un magnifico torrione di pietra che si erge solitario fino ad una galleria militare oltre la quale si domina la profonda incisione carsica della Valgadena.

Da questo punto in avanti si lasciano i prati rocciosi e ci si addentra nell’antica faggeta dell’Altipiano dei Sette Comuni dove il sottobosco scompare ricoperto da un tappeto di foglie ramate verso il Col dei Carpenedi.

Qui bisogna prestare attenzione alla segnaletica bianco/rossa del sentiero, perché la traccia diventa meno riconoscibile ed è facile perderla.

Il rado sottobosco, tipico delle faggete, consente tuttavia di spostarsi fuori dal sentiero per superare il dislivello puntando la vicina vetta del Sasso Rosso e intersecare uno dei numerosi sentieri che tagliano trasversalmente la zona.

Ricompare qui la segnaletica verticale che indica il Sasso Rosso riconoscibile fin dal fitto del bosco per l’ampio prato a pascolo, l’omonima casara e un’imponente installazione metallica.

Dalla casara, punto più alto dell’anello escursionistico (1196 m), si ripiega a Sud Ovest verso Valstagna seguendo in cresta il margine del bosco, oltrepassando la recinzione metallica fino a lasciare i pascoli.

Attraversato il prato incolto si raggiunge la croce commemorativa del Monte Cornone dove ricomincia la boscaglia e si scende quindi sul sentiero n°781 verso Valstagna, attraversando la faggeta fino ad una palestra di roccia.

Superata la palestra si segue la segnaletica in direzione Mori e quindi, all’altezza del Col Piangrande, lasciata la mulattiere che scende a Valstagna, si prosegue a sinistra verso le “Casarette” (segnaletica non CAI), splendido esempio di paesaggio terrazzato in quota e luogo di grandissimo interesse etnografico oggi in via di ripristino e riutilizzo.

Si segue quindi l’AVT verso nord fino a incrociare di nuovo il sentiero n° 783 per chiudere l’anello e scendere a Sasso Stefani