La Storia

Testo scritto in occasione del 25°

L’ufficiale costituzione della Sezione di Camposampiero del “CLUB ALPINO ITALIANO”, venne proclamata nella sala consiliare del palazzo municipale di Camposampiero il 3 Febbraio 1967.

In tale occasione presenziarono alla cerimonia: il presidente della sezione padovana Marcolin, il consigliere nazionale accademico Bepi Grazian ed il segretario della sezione patavina Benetello che, con la loro presenza, oltre ad affermare il consenso della Sede centrale da essi rappresentata, presero atto del regolare svolgimento delle formalità inerenti la costituzione della Sottosezione Club Alpino Italiano di Camposampiero, aggregata alla sezione di Padova.

L’assemblea dei soci, a tale scopo convocata, venne presieduta dal Segretario capo del Comune di Santa Giustina in Colle a quel tempo in carica anche a Camposampiero e, oltre a dare ufficialità alla cerimonia, servì per eleggere il primo consiglio direttivo della nascente sottosezione del CAI di Camposampiero.

L’esito della consultazione, avvenuta a mezzo del voto segreto espresso da parte dei soci convenuti o autorizzari ad esprimersi per delega in rappresentanza degli assenti, diede il seguente risultato: Alvise Gherlenda, presidente; Giorgio Basso, cassiere; incaricato attività varie ed organizzative Gianantonio Peron e Romano Bertan; Francesco Lanzotti, segretario. Da precisare che le cariche sociali vennero attribuite nel corso della prima riunione del consiglio direttivo avvenuto il 15 Febbraio 1967. In tale occasione il consiglio direttivo decise di nominare quale consigliere aggiunto Nereo Targhetta.

Il numero dei soci e aggregati dai 67 iniziali, in poco tempo raggiunse l’invidiabile traguardo dei quasi cento iscritti.

Il direttivo presieduto sempre da Alvise Gherlenda, si avvalse della collaborazione di vari elementi. Giovani attivi, volenterosi, entusiasti e disinteressati che aiutarono a crescere il CAI di Camposampiero e farlo conoscere nell’ambito dell’area Alta padovana tanto da permettere al direttivo l’ardua decisione di trasformare la Sottosezione in Sezione, cioè autonoma e staccata da quella di Padova. Erano trascorsi poco più di nove anni ed i tempi erano maturati così in fretta che destò nella dirigenza centrale ammirazione e sollecita approvazione della richiesta inoltrata per tale trasformazione. Purtroppo pochi giorni prima della proclamazione ufficiale, il presidente, Alvise Gherlenda mancò improvvisamente. La sua immatura scomparsa non disorientò il consiglio direttivo in carica, che trasse maggior forza e coraggio per completare l’opera iniziata e portata avanti con caparbietà e decisione dal suo primo, indiscusso presidente.

Nacque così la Sezione Club Alpino Italiano intitolata ad Alvise Gherlenda.

Furono chiamati a presiedere il sodalizio, Romano Bertan che si assunse il gravoso onere di portare avanti senza traumi, la trasformazione in Sezione e l’attività del gruppo, particolarmente vivace ed attiva. In successione, venne eletto Silvano Santi, giovane cresciuto nell’ambiente, attento conoscitore delle problematiche organizzative e della vita del club.

Oggi il CAI si appresta ad un rinnovamento a livello presidenziale, direttivo ed organizzativo, con nuove iniziative e idee proposte dalla base degli iscritti, più che triplicati ed in maggioranza giovani, sempre animati dallo stesso spirito di semplicità, solidarietà ed amicizia che come sempre sa ispirare la “MONTAGNA”; e secondo i principi ispirati dai soci fondatori.

Francesco Lanzotti

 

Alvise Gherlenda, un po' idealista e sognatore.

Erano gli anni del benessere economico e dei nascenti movimenti giovanili contestatori, quando Alvise Gherlenda, cogliendo uno degli aspetti da sempre vivi e radicati nell’ambiente locali, specie fra i giovani, ebbe l’idea di costituire a Camposampiero il CAI “Club Alpino Italiano”.

Assieme ad un gruppo di amici entusiasti, si mise all’opera ed in poco tempo, riuscì a coinvolgere un numero considerevole di persone appartenenti a vari ceti sociali, senza distinzione di sesso o di età, residenti in tutto il vasto territorio del camposampierese.

Uomo semplice, lavoratore, timorato di Dio, amante del prossimo e della giustizia, un po’ idealista e sognatore, riuscì ad essere l’autentico trascinatore, guidando un considerevole numero di persone in varie iniziative programmate ed attuate in collaborazione del gruppo direttivo da lui stesso presieduto sin dall’inizio.

Sacrificando e sfruttando la maggior parte del tempo libero che gli affetti familiari ed il suo impegnativo lavoro gli concedevano, propose e mise in atto varie idee, idonee a ravvivare l’ambiente locale, piuttosto monotono e privo di attrazioni, e rivolte in modo particolare ai giovani, senza perdere d’occhio naturalmente, anche i non più giovani.

Il suo scopo, era sempre rivolto a far conoscere meglio la montagna. Farla amare, rispettare, ammirare, anche se tutto questo a volte assumeva l’aspetto di: fatica, sacrificio, rinuncia. Agiva sempre d’istinto, ma riusciva a riscuotere consensi sempre maggiori, fiducia, apprezzamento, a tutti i livelli.

Condusse ed iniziò varie persone alla conoscenza della palestra di roccia in Val di Santa Felicita, lungo i sentieri impervi dello Schiara “Gusela Vescovà” nel bellunese, sul Civetta, Marmolada, Pale di San Martino, Tofane, Lavaredo, e via via lungo ferrate e percorsi dolomitici suggestivi, orridi, meravigliosi. Promosse l’iniziazione giovanile dello sci invernale, dilettantistico, agonistico.

Non disdegnò le scampagnate sociali all’aria aperta, fatte con soci e simpatizzanti in località montane fra boschi e prati verdeggianti. Propose gli incontri serali a carattere culturale, con cori alpini, mostre fotografiche, proiezioni di films e diapositive a tema “La montagna nei suoi molteplici aspetti”.

Quando la vita sembrava aperta agli orizzonti da lui sempre sognati, appena rientrato da una breve vacanza invernale, trascorsa ed organizzata come sempre con amici e simpatizzanti in località montana fra cime e nevi immacolate, fu stroncato da una fine improvvisa.

Gli amici di sempre per ricordarlo in modo degno ed adeguato vollero porre una targa in sua memoria fra le montagne da lui sempre amate, su di uno spuntone di roccia, sotto la Torre Venezia nel gruppo del Civetta.

Semplice ma significativa la dedica scritta: “L’affetto di un amico è appiglio che non cede”.

Francesco Lanzotti

 

1976. Nasce la Sezione del CAI di Camposampiero

Il 1976 è un anno che resterà “scolpito” nella memoria della Sezione CAI di Camposampiero. Lo segnano due fatti importanti e fondamentali. Il 19 febbraio muore improvvisamente Alvise Gherlenda. Il 18 marzo l’assemblea dei soci decreta la nascita della Sezione. Alvise è stato l’anima della sezione. Animatore instancabile, ha dato molta parte della sua vita alla montagna. Molti di noi hanno scoperto questo mondo grazie a lui e alla sua disponibilità. Per tutti era il “Presidente”.

Attributo che si era guadagnato non solo per aver voluto e costituito la Sottosezione del CAI ma anche perché gli veniva riconosciuta un’autorità acquisita sul campo. Inventava escursioni e scarpinate che organizzava e seguiva personalmente. Il collegamento così stretto tra i due fatti (la morte di Alvise e la nascita della Sezione), la loro pur casuale consequenzialità, sottolineano in modo straordinario la sua opera di “seminatore” instancabile e di divulgatore convinto dei valori che animano e motivano i soci del CAI e gli amanti della montagna in genere.

Il 18 marzo l’assemblea plenaria decretò la nascita della Sezione e con voto unanime la dedicò ad Alvise Gherlenda. La motivazione della dedica faceva riferimento alle doti di Alvise e al suo operato, affinché rimanessero sempre vivi nello spirito della Sezione e diventassero esempio prezioso da seguire e da imitare. L’assemblea nella seduta costituente elesse il primo Consiglio che risultò composto da Bertan Romano, Dal Farra Maurizio, Santi Silvano, Zara Alberto, Pamio Renzo, Schievano Paolo, Tentori Luisa, Salvagnini Guido, Targhetta Nereo, Beccegato Ferdinando, Contus Grazia, Zanchin Giuseppe. Come revisori dei conti risultarono eletti Lanzotti Francesco, Basso Giorgio e Gherlenda Emilio. Nella prima seduta avvenuta il 7 maggio ’76 il consiglio nominò al suo interno le cariche sociali: Romano Bertan (presidente), Guido Salvagnini (vice presidente), Maurizio Dal Farra (segretario), Renzo Pamio (cassiere).

Nella stessa seduta, il consiglio approvò anche la nuova struttura organizzativa della sezione che risultò composta da quattro commissioni: alpinistica, gite, culturale e concorso fotografico.