PAL GRANDE-SENTIERO DELLE PORTATRICI CARNICHE-Alpi Carniche
ACCESSO STRADALE
Dal parcheggio Cordenons di Camposampiero ci dirigiamo verso Scorzè e imbocchiamo
l’Autostrada A4 direzione Trieste; all’altezza di Palmanova si continua sulla A23 fino a
Tolmezzo. Dall’uscita dell’autostrda a Tolmezzo si continua in direzione Paluzza e
successivamente si prosegue lungo la statale SS52 fino a destinazione Ai Laghetti – Paluzza
–Timau (ud). SOSTA PER COLAZIONE presso Bar Erica – Paluzza
DESCRIZIONE ITINERARIO
Il Monte Pal Grande (1809 m s.l.m.) è una montagna suggestiva e carica di
memoria, situata al confine tra il Friuli Venezia Giulia e l’Austria. Questo
luogo, segnato nel corso della Prima Guerra Mondiale da durissimi e
drammatici scontri tra le truppe italiane e austro-ungariche, è oggi uno spazio
silenzioso e rigenerante, dove la natura invita alla riflessione e alla pace
interiore. Lungo il nostro cammino percorreremo anche un tratto del Sentiero
delle Portatrici Carniche, un itinerario toccante e significativo, che ripercorre
le antiche mulattiere utilizzate durante la guerra dalle coraggiose donne
locali per rifornire le prime linee.L’escursione ha inizio dal parcheggio delle
piste da sci, dove, superato il rifugio Ai Laghetti (903 m) e il piccolo lago
dalle acque limpide, si imbocca una breve ma ripida stradina che conduce
alla SS52. Attraversata la strada, si prosegue lungo una comoda e
verdeggiante carrareccia sterrata, parte dell’antica via romana “Julia
Augusta” (CAI 161). Si avanza mantenendo la direzione principale,
ignorando le varie indicazioni fino a raggiungere una graziosa cappelletta
votiva. Si svolta a destra imboccando il sentiero CAI 401a.Da qui inizia la
salita più intensa: il sentiero si fa via via più ripido e coinvolgente,
attraversando freschi e ombrosi boschi di faggi, regalando scorci suggestivi
legati alla memoria della guerra. Lungo il percorso si incontrano i resti di una
cava di marmo e, presso un ampio prato, una cappelletta dedicata ai caduti
(quota 1428 m), luogo raccolto e solenne, arricchito da didascalie storiche e
da un monumento commemorativo. Proseguendo lungo la traccia principale
e lasciando la chiesetta sulla sinistra, si raggiunge la Casera Pal Piccolo
(1538 m), sapientemente ristrutturata, seguita da un piccolo e incantevole
laghetto. Superato quest’ultimo, lo sguardo si apre su un panorama
mozzafiato, dominato dalla maestosa Cresta di Timau.Seguendo il Sentiero
Italia (CAI 401), si giunge al crocevia con il sentiero CAI 413, noto come
“Sentiero museo storico” (che sarà il nostro itinerario di rientro), a quota
1510 m. Si prosegue quindi lungo il 401 fino alla Casera Pal Grande di Sotto
(1536 m).Il cammino continua con un piacevole saliscendi tra prati e pascoli
alpini, fino a incrociare il sentiero 402 proveniente da Timau e dove si
trovano altri resti di strutture militari. Da qui si imbocca una splendida
mulattiera militare, curata e ben conservata, che con ampi tornanti conduce
alla Casera Pal Grande di Sopra (1705 m). Poco prima della casera si
possono osservare i resti suggestivi di una caserma dell’8° Reggimento
Alpini, Battaglione Tolmezzo, testimonianza concreta della vita in quota
durante il conflitto.Davanti alla casera parte una traccia che, con un dislivello
di circa 100 metri, conduce alla cima del Monte Pal Grande (1809 m), punto
culminante dell’escursione e simbolico confine tra Italia e Austria. Dalla
vetta si gode un panorama grandioso e sconfinato a 360°: a ovest svetta
l’imponente Monte Coglians, la vetta più alta delle Alpi Carniche con i suoi
2780 m, affiancato dal Pal Piccolo e dal Freikofel; a nord si distendono le
vallate e le catene austriache del Polinik; a est si ammirano le creste della
Timau e dell’Avostanis; mentre a sud si erge il Monte Terzo.Dopo una
meritata pausa contemplativa e qualche fotografia ricordo accanto alla croce
di vetta, si intraprende la discesa lungo il percorso di salita fino alla Casera
Pal Grande di Sopra, dove ci si concede una rilassante pausa pranzo immersi
nella quiete alpina.Il rientro avviene ripercorrendo i sentieri CAI 402 e 401
fino all’incrocio con il sentiero CAI 413 (1510 m), che si imbocca verso
sinistra. Seguendolo interamente, si incontra il sentiero CAI 402a; si svolta
quindi a destra, superando alcuni caratteristici stavoli chiamati Roner.
Infine,si rientra sul sentiero CAI 161 svoltando a sinistra, fino a raggiungere il
punto di partenza ai suggestivi Laghetti di Timau, concludendo così
un’escursione intensa, affascinante e ricca di storia.
CENNI STORICI sulle PORTATRICI CARNICHE

Quando viene dichiarata e combattuta una guerra spesso si parla degli eserciti nei campi di battaglia, dei comandanti e degli uomini che si distinguono in prima linea. Molto spesso invece si dimentica la popolazione civile che, essendo lontana dal fronte o non arruolabile, passa in secondo piano. Invece la guerra è un avvenimento totalizzante che coinvolge l’intera popolazione, specialmente nei suoi aspetti negativi. Ci sono casi in cui queste figure diventano protagoniste e vengono ricordate anche a distanza di molti anni. È il caso delle portatrici carniche, donne della Carnia — ma anche delle vallate delle Alpi Giulie — che durante la Prima Guerra Mondiale rifornivano i soldati al fronte di viveri, materiale bellico e medicinali. Ogni giorno, in qualunque stagione, queste donne affrontavano gli impervi sentieri montani indossando ai piedi gli scarpets di stoffa e portando sulle spalle una pesante gerla, lungo i versanti del Pal Piccolo e del Pal Grande, Freikofel, Cima Avostanis e Passo Pramosio. Erano le “portatrici” carniche, donne di casa o contadine, che risposero alla chiamata dell’esercito in cerca di volontari per trasportare rifornimenti nelle trincee; spesso purtroppo dimenticata la loro esistenza nella narrazione della Storia ufficiale. Dal 1992 il Comune di Paluzza ha posto, nella piazza di Timau, un monumento dedicato alle portatrici ed in particolare alla donna che ne è diventata simbolo: Maria Plozner Mentil, che fu uccisa da un proiettile di un cecchino austriaco il 15 febbraio 1916. Nel 1997 Oscar Luigi Scalfaro le conferì la Medaglia al Valor Militare, d’altronde, fu grazie a queste donne che il fronte italiano “Zona Carnia” non cedette mai, almeno fino alla sconfitta di Caporetto. Curiosità: Ilaria Tuti, con il suo romanzo “Fiore di Roccia” vuole riportare alla luce la storia di queste donne, restituire loro la dignità e celebrarne il coraggio. Il fiore di roccia è la stella alpina, un fiore che resiste al duro ambiente della montagna e che i militari avrebbero donato alle portatrici proprio per la loro capacità di resistere alla fatica, al freddo, al pericolo. Il racconto prende ispirazione dalla vera storia di Maria Plozner Mentil, oggi il suo feretro è custodito nell’Ossario di Timau, insieme ai resti dei numerosi soldati, ed è anche possibile visitare il Museo della Grande Guerra, dove c’è una sezione a loro dedicata.

- Difficoltà: E = Escursionistico
- Dislivello: 900 mt
- Tempi di percorrenza: 6 ore
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Cartografia:
Tabacco 09
- Pranzo - Cena: Pranzo al sacco
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Trasporto:
mezzi propri
- Abbigliamento: Adeguato alla stagione
- Atrezzatura: 1 Cambio, 1,5L d'acqua, Anti pioggia/vento o kway, Bastoncini, Cappellino, Giacca in Pile/Felpa, Guanti, Scarpe da Trekking, Scarponi








